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Non ho mai amato i confini. Bianco e nero. Dentro e fuori.

Giusto sbagliato…ma spesso la paura mi ha fatto innalzare muri di ghiaccio quando c’è di mezzo il cuore. Oggi il lago mi restituisce morbidezza. Le relazioni sono come le curve imperfette del mio corpo.

Nessun taglio, nessuno spigolo.

E lascio fluire quello che verrà, prenderà la mia forma e sarà comunque bellissimo.

Morbido. L’amore è sinuoso adattivo acciambellato come un gatto fino a che non decide di inarcare la schiena e ancheggiare altrove.

14 ago 2021

Questa mattina alle sette Sofia è venuta nel mio letto. Non accade mai. Mi sono alzata e sono rimasta a guardarla dormire. Le ho fatto una foto perché volevo immortalare un’opera d’arte. L’AMORE. MIA FIGLIA arresa al sonno tra i miei cuscini rosa e i miei peluche che la guardano teneramente. Un momento di puro amore. Una scintilla del divino.

Credo che amare significhi capirsi. Com-prendere l’altro e la sua essenza. Accogliere ciò che è, non ciò che vorresti. Amare l’anima. Il significato dell’altro. Amare nonostante. Amare il suo respiro, il battito delle ciglia…

A essere onesta ciò che mi ha disilluso non è Amore, anzi anche durante questi mesi mi ha insegnato tanto. Sono delusa dalle mie relazioni, da quello che ho attraversato in questi anni. Gli uomini che non mi hanno saputo guardare e che hanno scelto di abbandonarmi. Ho sempre rispettato senza chiedere. Ho accettato. Ma questo lentamente ha gettato un’ombra di disillusione sull’amore, ha scavato solchi nelle mie viscere. Non è giusto. Amore non sono gli uomini. Amore è amore per tutto, io sono amore e non potrò mai essere delusa dall’Amore.

Purezza. Leggerezza. Accettazione. Libertà. Passione. Rispetto. Distanza. Coinvolgimento…vita!

Tutto è amore.
Grazie piccola e dolce Sofia. Tu e Lorenzo siete la mia opera d’arte migliore.

Mamma Tyz

Questa mattina mi sono svegliata con la sensazione del tocco delle tue mani mentre mi accarezzavi per farmi svegliare.

Ovunque e con chiunque tu sia…grazie!

🎯per te🎯

“Onora questo tempo.

Le ore devono passare sulla tua pelle perché si compiano.
Onora l’attesa perché è il manto che copre la purezza del tuo futuro.

  È scritto nelle stelle ed è già compiuto per onorare chi sei chi fosti chi per sempre sarai”

🙏

… just let go and trust! Time will come and there is nothing you can do but to breath and follow the flow. Life or death, grief or joy we have no power to control just be in your right place of who you are and simply let go. Remember the feeling of that sweet and cold and velvet water where you bathed… now you are bathing into your own life so melt within life, within breaths, within light, within love. There is nothing we can do but to surrender. With love and respect for you all.
Tyz

(From the higher self 26/06/21)

La vita è un’altra cosa. Questi mesi sono stati molto impegnativi. Tanto. Inimmaginabili. Mi accorgo di essere arrivata al limite quando mi basta un granello di polvere per piangere disperata. Come se quel pulviscolo pesasse tonnellate su di me. Sono consapevole di molte cose – e qui non è il luogo – ma mantengo la mia feroce autocritica la mia vitale autoironia e la mia capacità di non addomesticarmi. So esattamente cosa desidero. Conosco me stessa profondamente e sono inesorabilmente stanca. Di tutto. Delle parole, delle ipocrisie, di queste mura, di ciò che mi circonda. Stanca di non sentirmi amata. Di essere abbandonata. Stanca.

Stanotte in questo solstizio sarò io a essere luce, a bruciare dentro il fuoco sacro. Io a compiere il rito perché io sono l’inizio e la fine. Il tutto e il niente. La parola e il silenzio. Io la forza e la fragilità. Non so se mi sarà concesso di amare ed essere ancora amata in questa vita da un uomo che mi sia amico amante e compagno di strada.

Stanotte il mio dono sono io.

E una mattina ci si sveglia con tutti gli anni e le delusioni del mondo nelle braccia. Pesanti come macigni si aprono gli occhi a fatica, le palpebre pesanti, e tra le ciglia una lacrima secca che hai scordato lì in un qualche tempo celato agli sguardi. Improvvisamente sentirsi vecchi per i troppi anni trascorsi a chiedere di essere  migliori, a cercare di tenere insieme i pezzi che poi frantumano schiantati contro l’ennesimo ricordo.

E la stanchezza scende lenta e si posa senza fare rumore alcuno, prendere fiato e liberare quella lacrima sugli amori andati, sulle carezze non trattenute, su questo sentirsi sempre e comunque sbagliata.

Quando arriverai – se arriverai mai più – ama me. Ama solo i miei difetti: tutte le nuove rughe, ama le imperfezioni, ama le curve, ama la pelle, ama i miei frammenti uno ad uno. Bacia la mia solitudine che mi ha condotto fino a qui, le piccosità del mio carattere, il mio cuore grande, la mia libertà, il mio infinito concetto di vita e morte. Non rinchiudermi in una scatola, non scegliere le parti perché non ne avrai nemmeno una. Dovrai amare le schegge, ogni singola piega della mia pelle. Mi concederò solo se prima avrai amato ogni singola parte di me che ti avrà indicato la strada, e quando mi guarderai ancora negli occhi, avrai ancora in te il senso di ogni mio brandello e, in quello sguardo, io diventerò tutto.

Non un filo di trucco per ammorbidire, non una gonna ampia per celare: nuda sotto la luce che mostra e non nasconde questa stanchezza della mia anima di rincorrere uno sguardo che non vede. Sarò la mia opera d’arte migliore e amerò perdutamente tutti questi coriandoli di me.

 

28/05/2021

Viaggiare mi restituisce parti di me. Torno in contatto col mio corpo dentro altri spazi delineo orizzonti inattesi.  Sperimento. Oso.

Mi riapproprio di me: non più in categorie quotidiane. Posso essere chi voglio. Posso essere l’inizio e la fine, l’oggi e il domani. Acqua e fuoco. Terra e aria.

E per tutte quelle parole che da questo mio angolo di quotidiano desidero atrocemente ascoltare, per ogni sera in cui la malinconia accende la sua luce nella mancanza di carezze, esistono altre me che possono esistere libere e solitarie e intere e magnifiche e potenti in viaggio. Lontana da qui, da questa casa, da questa me. Molto, sono molto di più. Sono la scelta di andare. Mollare. Vagare. Giungere. Restare. Senza legami. Senza tristezze semplicemente me. Sono io che decido il ritmo e tengo a bada anche il nodo che mi stringe la gola improvvisamente per un ricordo che si accende. In viaggio anche la tristezza cambia sapore. Il mio corpo esiste tra cielo e mare. Ed esplode.

Sensualmente, me.

Ho sempre avuto paura della mia sensualità. Una gatta nel buio. Un serpente che scioglie lentamente le sue spire. Ogni gesto atteso e sospeso nell’attesa di un movimento, uno sguardo, un respiro.
Sospesa so come distillare i battiti e i respiri.
La vedo la sento che emerge e mi tortura mentre la testa tenta di definire tempi e luoghi e opportunità.
E resto in una bolla, al sicuro da me stessa e dagli altri. Bloccata in mille paure le tengo testa e decido di ingabbiarmi fredda e algida, quasi fossi estranea a me stessa e a quell’onda che sale e si infrange sotto la mia pelle.
È così anche nel tango, non mi lascio mai andare troppo, ma quando riesco a farlo…chiudo gli occhi e spengo i pensieri…wow!!! Estasi!
Selvaggia. Ho paura di seguire questa sensualità che emerge da luoghi infiniti di me: dove potrebbe portarmi? A scoprire chi sono, mi dico. Eppure la taccio, la domo, la freno.
Ma, è mia! È dentro di me ed è un vulcano pronto a esplodere. “Paura di cosa?” mi chiedo. “Troppo” mi rispondo, troppo. Nella mia testa un freno. Troppo? Troppo essere me? Troppo per vedere riflesso nel mio, un altro sguardo complice? O troppo incredulo? Che sciocchezza. Troppo, oltrepassare il mio pudore per essere semplicemente me? Oggi non mi importa più di attendere che siano gli altri a dare il limite alla seduzione che sorniona batte dentro di me ..e a chi non ha avuto il coraggio per restare auguro buona vita e ringrazio, ma non ho più paura che si sia portato via quel fuoco, quando ha chiuso la mia porta. Nessuno può usurparla.

È in me. È me. Sono io.
Nessuno può portarmi via il fuoco. Nessuno mai potrà domarlo. Nessuno potrà arginarlo.
Io, soltanto io decido quando e come, morire lentamente.