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Mimesia | Blog
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Sono stata cresciuta pensando che ogni evento nella vita fosse perforza collegato a un altro. E ieri? E domani? Resterà? Tornerà? Mi vuole? Non mi ama.
Oggi comprendo che non è questa catena che voglio.
Non esistono più nodi scorsoi nei miei giorni.
Ricevo doni inattesi e meravigliosi. Senza chiedere. Senza aspettative. Ogni cosa è ciò che è. E sono grata! Il mosaico diventerà visibile all’improvviso. Mi volterò e sarà lì. Perfetto. Scintillante. Mio.

Vieni con me. Ti mostrerò i miei luoghi segreti. Dammi la mano e chiudi gli occhi. Fidati. Respira il profumo delle gardenie e delle rose. Ascolta il canto degli uccelli e la brezza che sfiora le chiome. Il fresco manto erboso è soffice al nostro passaggio. Discendi il pendio e risali le anse. Tessuto di aria. Seta sottile. Intrico di trame sono i miei pensieri. Sorvolando intuiscono nuovi anfratti che seguo fidandomi dell’aria che mi sfiora. Cirri come tessuti morbidi ci attraversano e saliamo sul picco che esplode tuffandosi nel blu. Muoviti e segui il mio ondeggio cerca le mie mani scruta i miei occhi. Rallenta il respiro e sospendi i pensieri. Affidati e mesmerizzati nei miei colori, fluttua trasportato dal vento diventa quel refolo e accarezzami la pelle. Toccami piano come fossi aria, posa il tuo cuore e riposa. Muta il pensiero in meraviglia estatica. Sospendi e seguimi. Ovunque sarai condotto. Vieni.

Cala il sole e sorge la tristezza. Nel mio oltre nessuno viene mai a cercarmi. Lo so. Non saprebbe come trovarmi, in fondo. Non c’è indirizzo per il mio altrove, nessuna mappa, nessuna bussola. Il tempo scorre, si ferma, si dilata, ma non offre coordinate.
E io resto qui. Ora.
Lontana. Invincibile e inarrivabile. Indomita e sfrontata. Sola. Indecifrata. Oltre.

Tyz (Gennaio 2020)

Può capitare spesso nella vita di chiedere aiuto. Talvolta lo si riceve e basta. Arriva nutriente e balsamico come miele. Salvifico e gratificante. Donare qualcosa di sé, sia esso tempo o ascolto o conforto, o semplicemente un supporto pratico, sottintende una regola non scritta. Forse su cui nemmeno si riflette. Chi dona offre ciò che può dare così come può darlo, nei tempi e nei modi che sceglie. È un rito antico quello del donare, di cui abbiamo perso la sacralità. Se chiedo devo rispettare ciò che arriva. Qualsiasi forma abbia. In quel gesto antico c’è sempre un messaggio, una rivelazione nascosta piccola o grande che sia.

Offrire è magia. Donare è sacro, ma anche ricevere lo è. Non è pretendere, non è obbligare, non è spuntare, né sentenziare, nemmeno definire. Si riceve ciò che arriva. Un passo indietro. Un silenzio e gratitudine nell’anima. Ciò che è così come è. Abbandonandosi a ciò che non è scritto, ai pensieri non detti, ai gesti sottesi. Offrire è amore tanto quanto ricevere e ringraziare.

Tiziana Alma Scalisi

Durante questo periodo il silenzio ha permeato le nostre vite. Le giornate cullate e avvolte da un tessuto tutto nuovo: il silenzio. Meraviglioso, austero, perfetto, incantevole, foriero di messaggi, alludente a futuri ancora celati, materno. In questa bolla, assente da schiamazzi e rumori, spesso mi sono trovata ad ascoltare. Dapprima l’assenza, poi ho iniziato a sentire il canto degli uccelli che ci sovrasta e che ci permea senza che ce ne accorgiamo. È un canto immenso che si estende per chilometri sopra le nostre teste, oltre le nostre vite distratte, altro da noi. Un linguaggio sconosciuto e antico. Mi piace pensare a questo unico immenso canto che protegge e cura. Come un immenso velo, un filtro tra terra e cielo. Un ponte tra qui e l’infinito cielo. Un luogo in cui respirare, un posto dove stare, un passaggio da attraversare per smaterializzarsi nell’infinita perfezione dell’universo.

Tiziana Alma Scalisi

Oggi sono stata a parlare con una persona per preparare un’intervista. Avrei potuto farne a meno, mi sarei presentata all’evento e avrei comunque fatto un buon lavoro.
Invece no.
Ho voluto chiedere, sapere, capire, conoscere, scrivere. Capire.
Conoscere cosa muove, guardare il dietro, sbirciare dentro. E tutto ciò mi ha fatto riflettere su di me. Dentro ogni cosa che faccio, a ogni persona che conosco metto il cuore. Tutto passa attraverso le mie viscere. È più forte di me. Se ci sono. Ci sono tutta. Intera. Con tutte le parti di me senza remore. Oppure non ci sono. Fragile, esposta, coinvolta. Sempre. Ecco perché la polvere, le piccole disattenzioni mi attraversano e mi graffiano l’anima.
Potevo fare 2500 battute, ho ricevuto invece un grande insegnamento, e mi sono arricchita, e per questo non esistono battute.
Sul piatto resta comunque e sempre la mia anima…. Ma non posso essere diversa.      (30 maggio 2018)

Non mi importa dei luoghi comuni. Desidero un uomo che mi ami e che ci sia, che pensi a me così come sono. Potermi svegliare sapendo che mi chiamerà solo perché ne ha voglia. E che organizzerà un fine settimana al mare perché non resiste. Che resti in silenzio accanto a me senza dire una parola perché non c’è bisogno di infrangere la perfezione del silenzio. Non voglio un compagno. Non un tuttofare. Non qualcuno da scrivere su Facebook. Nessuno da presentare ai parenti. Voglio un’anima che riconosca la mia solo con lo sguardo. Che mi lasci libera sapendo che ritornerò. E che mi troverà tra le ciglia ogni mattino. Che esca dalla porta senza dire una parola sapendo che lo aspetterò con il caffè caldo. Che mi scatti una foto mentre dormo. E che attenda paziente il mio risveglio.

Tiziana Alma Scalisi

 

Attendere. Mi sembra di non aver mai fatto altro nella vita. Non è un esercizio semplice quello di rallentare la mente quel poco che basta ad accarezzare i pensieri, ma non tutti, solo quelli che non si trasformano in lance acuminate.

Attendere. Aspettare un giorno, un luogo, il tempo che verrà e intanto non scordare mai di vivere. Un po’ sospeso, quello sì, ma mai inerte. Aspetto che le ore rotolino un po’ di più tra pranzo e tramonto, quelle fresche del mattino sembrano guizzare fresche di promesse. Sfilano i minuti baldanzosi e fieri in bella mostra al cospetto del sole come se in pugno tenessero la risposta. L’attesa si leviga pazientemente come una scultura rotonda. Attendere un gesto, una telefonata che non arriverà mai, sussurrarsi una bugia per sospingere il tempo un po’ più in là. E tra le righe di un libro far scorrere una lacrima fino a che l’ombra del cielo avvisa che il tempo sta cambiando. Non è più tempo e si deve cercare una nuova forma per sopravvivere al tempo. Attendo. Ho scordato anche cosa. Chi. Ma non si può mai davvero smettere di attendere. Sospesa abbandono la mente e i suoi trucchi. Lascio queste ore scorrere. Mi abbandono, questione di fiducia, ma non ho più voglia. E stancamente cerco altre forme.